Moggio Udinese
Inoltre, il paese comprende tante piccole e caratteristiche Frazioni ed è diviso in due zone: Moggio di sotto, che ha una storia più recente e deve il suo sviluppo all'aumento demografico avvenuto con l'espansione dell'Abbazia che è invece situata a Moggio di sopra. Malgrado il terremoto del 1976 il suo fascino è ancora oggi intatto, ricco di storia e di bellezza ben visibile visitando, ad esempio, gli edifici dell'Abbazia che dominano dall'alto l'intero paese.
Moggio Udinese occupa un'ampia parte del settore alpino nord-orientale ed è uno tra i Comuni più estesi del Friuli Venezia Giulia. Trovandosi in una particolare posizione geografica, Moggio presenta paesaggi naturali di notevole bellezza. Punto di passaggio di diversi settori alpini, da sud a nord, Prealpi Giulie, Alpi Tolmezzine, Alpi Carniche, e posizionato sulla sponda destra del fiume Fella, il territorio è caratterizzato da quattro vallate formate da quattro torrenti (Aupa, Alba, Pontebbana e Glagnò), la Val Aupa spicca tra tutte per la bellezza incontaminata del paesaggio e per le limpide acque del torrente.
Fin dai tempi dei Romani, che ne fecero un avamposto, che dominava il fiume Fella, Moggio Udinese ebbe la sua grande importanza, come dimostrano i resti riportati alla luce alle pendici del Colle Santo Spirito, e ne acquistò ancora di più, nel XII secolo, grazie all’Abbazia di San Gallo. Il Complesso storico Abbaziale fu dapprima insediamento romano, ne sono una chiara testimonianza alcune monete romane ritrovate in scavi all'interno del chiostro abbaziale e sul colle di Santo Spirito e soprattutto la pietra sepolcrale, inserita in una colonna del lato Sud del chiostro stesso, che riporta l'iscrizione: L.ACC.I.LIBELL.OSSA.
In seguito fu castello medioevale ed è di questo periodo, 1072, il primo documento che si riferisce a Moggio: castrum quod Mosniz nuncupatur (castello che è chiamato Mosniz, Moggio in slavo). Con il passare dei secoli il paese ha avuto diverse e numerose varianti a seconda della lingua parlata dalle popolazioni presenti: Modium o Mosacium in latino, Mueç in friulano, Mosiz in resiano, Mosburg o Mosach in tedesco, Možac in sloveno.
Il documento del 1072 conferma l'esistenza di un castello già agli inizi degli anni Mille e viene supportato da uno successivo, del 1084, in cui si documenta la donazione del feudo di Moggio al patriarca di Aquileia, Federico, da parte del Conte Cacellino, nobile carinziano e suo parente, maestro supremo della corte imperiale, affinché costruisca un monastero al posto del castello. Terminata la costruzione, il monastero venne dedicato a San Gallo Abate e consacrato nel 1119 dal patriarca Voldarico giungendo così com'è fino ad oggi.
Da qui comincia la storia di Moggio che si identifica con quella dell'Abbazia.
Sul viale che porta al convento, poco fuori le mura, è presente una delle ultime quattro gogne "Berlina'' del Friuli Venezia Giulia, in pietra risalente al 1653. L'Abbazia di San Gallo era una vera e propria fortezza e riferimento politico prioritario, secondo solamente alla sede patriarcale per l’appunto (rispondeva solamente al Patriarca di Aquileia che a sua volta rispondeva direttamente al Papa) e aveva giurisdizione su numerose parrocchie presenti sul territorio. Perse molta della sua importanza con l’avvento della Repubblica di Venezia, a partire dal 1420, fino ad essere “retrocessa” a semplice parrocchia nel 1773, per poi tornare Abbazia solo dopo l’unità d’Italia nel 1869.
Il complesso, che accoglie pellegrini e visitatori, comprende l'Abbazia dedicata a San Gallo Abate, il chiostro, il Monastero delle Suore Clarisse e Sacramentine, la Biblioteca Abbaziale (dove è allestito anche un Antiquarium, mostra di reperti di epoca romana ed alto medioevale) e la Torre Medioevale detta delle Prigioni, nella quale ora vengono allestite mostre di vario genere tra cui, durante il periodo natalizio, l'importante mostra ''Presepi a Moggio - A Moggio la Stella'', in cui ogni anno gli artisti partecipanti, adulti o bambini, espongono i loro capolavori, frutto del loro ingegno e creatività, e da vent'anni ormai apprezzata da sempre più visitatori che giungono da ogni parte d'Italia e dall’estero per ammirare le opere esposte.
Nel contesto più ampio Moggio si inserisce anche nel “Giro Presepi del Friuli Venezia Giulia”, promosso dall’Associazione fra le Pro Loco del Friuli Venezia Giulia. Durante questo periodo invernale, oltre che nella Torre Medioevale, i presepi vengono esposti anche nelle vetrine dei negozi che vengono così abbellite da queste opere e diventano meta degli appassionati giunti in paese per visitare oltre che la mostra il tanto atteso mercatino di Natale, dove oltre ai classici prodotti natalizi, alle animazioni e ai laboratori per i più piccini, è possibile fare degustazioni dei piatti tipici della tradizione moggese. In questa manifestazione è inserito anche il progetto dell'Amministrazione Comunale ''BI-BO MUEÇ'' - ''BIEL, BON MUEÇ'', volto a valorizzare la produzione biologica e le piccole realtà di produzione locale. I ristoranti locali per l'occasione, oltre alle loro specialità, preparano i tradizionali piatti tipici di stagione quali i Brovadâr, brovada con musetto e frico.
Il Brovadâr
Il termine Brovadâr deriva dal sostantivo maschile in dialetto friulano “Brovedâr” usato per indicare il recipiente nel quale viene fatta fermentare la Brovada. Mentre a Moggio Udinese, con il termine Brovadâr (o Brovedâr) si indica l’alimento costituito dalle rape e dalle loro foglie, ottenuto successivamente ad un periodo di fermentazione. Fermentazione lattica simile a quella utilizzata per preparare e conservare i più noti crauti.
La rapa è originaria della Siberia occidentale, diffusa dalla Russia all’Europa, e molto probabilmente venne introdotta in Friuli dai Celti, provenienti dall’Europa orientale che si espansero fino alle Alpi ed alla pianura Padana. Inoltre, sempre ai Celti si deve l’uso della fermentazione come metodo di conservazione delle rape.
Le rape hanno avuto grande importanza anche al tempo dei romani, tanto che Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) nella “Naturalis Historiae” scrisse che erano importantissime per l’alimentazione umana e le classificò inserendole al terzo posto per importanza, dopo i cereali e le fave.
Il Brovadâr è un piatto rustico che racchiude in sé tutta la storia e la tradizione di queste terre. Si prepara usando rape di piccolo e medio taglio, come detto originarie della Siberia, quindi tipiche dei climi freddi.
Seminate per tradizione il giorno di S. Anna (26 luglio, preferibilmente con il plenilunio), in terreni morbidi e ben concimati in modo di far germogliare velocemente i semi, hanno bisogno di molta acqua per far assorbire alla radice il nutrimento e farla ingrossare e diventare carnosa per immagazzinare le sostanze nutritive necessarie alla fioritura e fruttificazione dell'anno successivo.
Allo stesso tempo si sviluppano le foglie che si raccoglieranno dalla fine di ottobre in poi insieme alla rapa stessa ...
Per essere utilizzate contemporaneamente nella preparazione del Brovadâr.
Prima della raccolta è necessario che abbiano subito delle brinate e delle gelate, così diventano più dolci e croccanti.
Dopo aver eliminato le foglie ingiallite e rovinate, lavate accuratamente in acqua fredda, si immergono per un breve periodo in acqua bollente, si scolano e si lasciano raffreddare.
Dopodiché, quindi, si sistemano in un mastello (mastél) od altro recipiente di legno sul cui fondo sono state sistemate delle foglie di verza.
Si pressano con le mani, si coprono con acqua leggermente salata (liquido di governo) e dopo aver messo un peso sul coperchio si lasciano fermentare.
In passato quando era difficile procurarsi il sale, per far fermentare le rape venivano frapposte fra uno strato e l'altro di rape delle cariossidi di orzo o anche mais , per stimolare la fermentazione. Con la fermentazione gli zuccheri delle rape si trasformano in acido lattico, permettono un'ottimale conservazione per un lungo periodo (fino alla primavera) e danno origine al "Brovadâr". Il processo si completa in un paio di mesi circa, dopodiché si può iniziare a gustarle.
Si ottengono piatti unici, fatti con ingredienti semplici, sani e genuini dal gusto unico e ineguagliabile: rape, patate, cipolla, aglio, pancetta o guanciale, cotechino, farina, burro, sale e pepe. Una variante prevede anche l’aggiunta di fagioli borlotti.
All’inizio di dicembre, in concomitanza del periodo natalizio, grazie all’impegno della Pro Loco Moggese, dell’Ente Parco e del Comune di Moggio Udinese, si svolge per le vie del paese, un apposito evento dedicato alla degustazione del piatto tipico locale, il Brovadâr. Tra mercatini di artigianato tipico locale e la mostra dei presepi, “Presepi a Moggio - Moggio La Stella”, Le strade del paese addobbate a festa diventano lo splendido scenario, dove, nei loro stand, ristoratori, alberghi e panifici locali, offrono il Brovadâr nelle sue diverse varianti, come orzotto, minestra, Brovadâr con muset.