Abbazia di San Gallo Abate

Situata in posizione strategica con vista sulla via di comunicazione che fin dalla preistoria è il passo che da Camporosso convoglia i traffici verso Sud (Canal del Ferro), luogo eletto fin dall’antichità con insediamenti di carattere difensivo e di controllo della valle e della strada.
La quasi millenaria storia dell’Abbazia di San Gallo trova la sua origine verso la seconda metà del XI sec., quando, per volere del conte Cacellino, vi fu la donazione del castello preesistente e terreni annessi a suo cugino Federico, patriarca di Aquileia, perché questo edificasse nel luogo del castello di Moggio un monastero benedettino. Il 9 giugno del 1119 il Patriarca Voldarico I faceva consacrare il monastero di Moggio. La chiesa annessa al monastero probabilmente era ad una navata. Di questa chiesa si conservano ancora i pavimenti ad una profondità di circa 1,00 metri rispetto ai pavimenti odierni, da ciò si deduce che chiesa e chiostro erano allo stesso livello.
Danneggiata dai terremoti del 1348, 1389, 1511, dopo varie riparazioni venne demolita nel 1757 per vetustà e sostituita con l’attuale nel 1761  per volere dell’ultimo abate commendatario Daniele Dolfin.
L’Abbazia si presenta oggi ai nostri occhi attraverso un’aula rettangolare a navata singola. Nel presbiterio, pianta rettangolare con volta a vele, si possono apprezzare l’organo più grande del Friuli fatto dal Nacchini nel XVIII sec. e dei preziosi ornamenti lignei del Deganutti.
Ai lati due grandi dipinti del Rigo del 1893 che rappresentano due fra i più importanti eventi che hanno visto questa chiesa protagonista, a sinistra il Conte Cacellino dona il feudo di Moggio al patriarca Federico, a destra San Carlo Borromeo in veste di suo abate commendatario visita l’abbazia di Moggio.
Ai fianchi dell’altare barocco le statue di San Gallo e di San Carlo Borromeo stanno a sottolineare la centralità di queste due figure nella devozione della popolazione locale.
Nell’Aula 4 altari del 1700. A sinistra due  altari dedicati alla Madonna, uno con statua del 1645 di autore ignoto, l’altro con pala della Madonna del bambino, S.Antonio e S.Nicolò del Buttafuoco.
 Al centro lampadario in ferro battuto e legno intagliato e rivestito di lamina d’oro, composto da 1500 pezzi smontabili.
Ai lati due confessionali del 1700 e due del 1800, sulle pareti dipinti murali del Rigo. Sul soffitto un dipinto del Tiozzo sostituisce un dipinto precedente danneggiato dal terremoto del 1976. Nel corridoio, verso la cappella del Santissimo, si ammira il grande Cristo Crocefisso del 1466, in noce dipinto, un tempo collocato nell’arco trionfale della precedente chiesa gotica. A destra troviamo il battistero (risalente alla precedente chiesa) affrescato con “La parabola delle Vergini”, riportato al suo antico splendore dopo il terremoto del 2002.