Colle di Santo Spirito - Pro Loco Moggese

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Colle di Santo Spirito

 
 
 
 
SITUAZIONE DELLE EVIDENZE ARCHEOLOGICHE

Situazione generale
Il colle di Santo Spirito ed il comprensorio adiacente (piazzale abbaziale, pendici orientali, settentrionali ed occidentali del colle), sono stati interessati, sin dall’epoca antica, da frequentazione umana di una certa importanza. Ciò è dovuto al fatto che, nella valle sottostante, passava una delle più importanti arterie di traffico, un percorso che collega la zona alpina con quella mediterranea.
Evidenze archeologiche certe si hanno sin dall’epoca protostorica, in particolare dalla tarda età del Ferro: ripetuti rinvenimenti di monete celtiche, tra i quali tetradrammi e piccoli nominali del Norico, sono da collocarsi, a partire dal XVIII secolo, nei dintorni dell’Abbazia e sul colle. Nei decenni passati, sono emerse a varie riprese ed in seguito a scavi, dilavamenti del terreno, ristrutturazioni di case, molte testimonianze d’età romana:
secondo testimonianze orali, negli anni ’50, un dilavamento del terreno causato dalle forti piogge, ha portato in luce, sotto la balaustra del piazzale dell’Abbazia, materiale ceramico d’epoca romana (anfore e vasellame); parte del materiale si troverebbe ancora in possesso di privati;
negli anni ’60, durante la costruzione di una casa alle pendici meridionali del colle, sembra siano venuti alla luce altri materiali d’epoca romana, tra cui un’urna cineraria; il materiale è andato disperso;
durante la costruzione del cimitero nuovo, nei primi anni ’70, sono emerse altre evidenze archeologiche d’epoca romana, tra le quali un pavimento di cocciopesto; il tutto e stato obliterato in seguito al completamento dei lavori; molti materiali sono stati recuperati dagli operai ed ora risultano dispersi;
alcuni anni fa, in seguito alla costruzione del parcheggio antistante la suddetta casa, sono venuti alla luce molti frammenti di anfore e coppi d’epoca romana, già rotti in antico ed utilizzati probabilmente per rialzare il terreno che in quella zona si trova soggetto a dilavamento;
negli anni ’80, in seguito alla ristrutturazione di una casa alle pendici occidentali del colle, si sono rinvenuti dei frammenti di ceramica a vernice nera. La ceramica, studiata dalla scrivente, risale agli ultimi decenni della Repubblica, e testimonia il primo periodo di romanizzazione della montagna friulana, legato al sito del colle di Santo Spirito ed alla sottostante strada, periodo coevo a quello della fondazione di Iulium Carnicum. Il materiale è in possesso di privati.
L’importanza di questa scoperta è stata confermata dal materiale rinvenuto alcuni anni fa, in seguito al dilavamento del terreno, lungo le pendici orientali del colle; anche in questo caso si tratta di materiale databile dal II secolo a.C. alla metà del I secolo d.C., che testimonia l’importanza del sito di Moggio durante la romanizzazione, importanza resa maggiore dal fatto che, oltre a Zuglio (Iulium Carnicum), sono pochissime finora le evidenze legate a questo periodo in Carnia e nel Canal del Ferro. Fra il materiale, ora depositato presso i magazzini del Comune in attesa di deposito permanente, si sono rinvenuti anche frammenti di ceramica grigia, detta anche “gallica”, perché legata alla cultura delle popolazioni protostoriche.

Tra l’epoca romana e quella medioevale esiste finora uno iato che dovrà essere colmato da ricerche e sondaggi sul territorio.
Infatti, la storia del colle di Santo Spirito ricomincia con la fondazione (nota a tutti) dell’Abbazia benedettina nel XI secolo. Oltre alle evidenze archeologiche da sempre conosciute quali il complesso abbaziale, la torre delle prigioni e la chiesa di Santo Spirito sul colle, negli anni ’80, in seguito alla costruzione della biblioteca, è venuta alla luce, quale nuovo tassello della storia di Moggio, una discarica posta lungo il lato nord della torre delle prigioni e che conteneva materiale d’epoca rinascimentale. Il materiale è stato studiato e restaurato ed ora, come quello d’epoca romana, attende una sistemazione definitiva all’interno del complesso abbaziale.

Evidenze archeologiche
Il complesso abbaziale consta di edifici di varie epoche.
La chiesa, a navata unica, risale al XVIII secolo, ma all’interno sono ancora presenti elementi architettonici originari, nonché un affresco trecentesco posto nel battistero.
Il chiostro risale al XVI secolo: ne fa fede una pergamena rinvenuta all’interno di un concio di pilastro, quest’ultimo ricavato da un’urna cineraria romana.
La torre medievale detta “delle prigioni” dovrebbe essere stata costruita prima o intorno al XIII secolo, in quanto la discarica, che in precedenza era stata costruita come cisterna per l’acqua e che si appoggia al muro nord della torre, conteneva materiale datato a partire dall’inizio del XIV secolo.
Poco prima del viale d’accesso al complesso abbaziale e all’inizio della stradina che porta alla sommità del colle di Santo Spirito e all’omonima chiesa, si trova la colonna detta “la berlina”, usata, a partire dal …. secolo, come gogna per i malfattori.
Presso la sommità del colle, su un pianoro (naturale?) che guarda ad est, si trovano le rovine della piccola chiesa a tre navate di Santo Spirito, risalente al ….

Più scarse, ma ugualmente interessanti risultano le evidenze d’epoca romana o precedente.
E’ noto a tutti che, secondo tradizione, il colle di Santo Spirito avrebbe dovuto ospitare una piccola fortificazione romana; l’ipotesi non è da scartare, anche perché all’epoca della romanizzazione il territorio della montagna friulana avrebbe potuto non essere de tutto pacificato.
A testimonianza di ciò, sempre secondo la tradizione, resterebbe uno scasso nel terreno, a forma di fossato, che circondava la sommità del colle, non difesa naturalmente. Di tale scasso, conosciuto da tutti come vallum resta ancora una traccia visibile, anche se nel secolo scorso venne parzialmente riempito.
Circa allo stesso livello, ma sulle pendici nord del colle, si trova una località dal toponimo interessante: Cjastilîr; spesso questi toponimi hanno confermato, dopo ricerche sul territorio, la presenza di evidenze anche molto antiche.
Lungo le pendici est del colle, alcuni metri sotto la chiesa di Santo Spirito, la frana del ’96 ha messo in luce un muro di contenimento del colle, fatto di grossi conci rozzamente sbozzati e tenuti assieme da malta ricca di calce; si presume che, visto il materiale dilavato, datato all’epoca della romanizzazione, il muro possa essere coevo a questo.
Fra il materiale dilavato si sono raccolti dei mattoncini pavimentali di opus spicatum che, sicuramente, appartenevano ad un edificio soprastante la frana.
La presenza di pavimentazione a cocciopesto sotto l’attuale cimitero nuovo, anche se non più recuperabile, può dare l’idea della collocazione topografica dell’insediamento d’epoca romana che, com’è naturale, sfruttava zone pianeggianti e/o a solatio.
La strada romana d’accesso al colle è identificabile, con buona probabilità, nel percorso detto “Strade dai Frarîs”, che prende le mosse da dietro l’osteria “da Turchetto”.

Proposte
Vengono qui di seguito elencate le proposte prioritarie riguardanti la valorizzazione degli aspetti archeologici del sito (accertato) posto in località Colle di Santo Spirito e nei dintorni.
1. Recupero e valorizzazione del materiale archeologico rinvenuto a più riprese nel sito ed in possesso, per buona parte, di privati cittadini. Il materiale va riconsiderato nella sua totalità ed attentamente studiato per definirne data, zona di produzione, utilità e finalità e, soprattutto, percentuale di unità intere stabilita sulla presenza dei frammenti; per fare ciò sarebbe indispensabile recuperare tutto il materiale rinvenuto, che potrebbe divenire oggetto di studio anche per una tesi di laurea o per un contratto di lavoro a termine.
2. Istituzione di una sede idonea per la collocazione del materiale più significativo. Sarebbe opportuno pensare seriamente alla torre delle prigioni come luogo idoneo ad una mostra permanente di tutto il materiale rinvenuto nel territorio comunale e nei comuni limitrofi; per fare ciò, bisognerebbe agevolare le pratiche di deposito permanente, tuttora ferme in Comune, che andrebbero preparate e presentate alla Soprintendenza BAAAAS del Friuli Venezia Giulia; inoltre bisognerebbe deputare una parte della torre (un piano, una stanza o tutta la torre?) esclusivamente alla mostra permanente, con bacheche efficienti e sicure, pannelli espositivi e didattici ( che in parte già ci sono) ed orari di apertura chiari e garantiti.
3. Ricerche sul territorio. Ricerche archeologiche sul territorio di Moggio e del Canal del Ferro/ Valcanale sono già state avviate dal progetto triennale sui Celti voluto dalla Provincia; tali ricerche comprenderanno, tra breve, anche alcuni sondaggi archeologici sul colle di Santo Spirito. Tuttavia, data anche la brevità del progetto, che dovrebbe concludersi entro il 2003, sarebbe opportuno il proseguimento di ricerche nel territorio, non solo di Moggio, ma anche dei comuni limitrofi, questo per incrementare le scarse conoscenze storiche, soprattutto per quel che riguarda l’epoca protostorica e per contrastare il più possibile ricerche abusive e non autorizzate, che purtroppo sono tutt’altro che infrequenti nel nostro territorio, visto anche le numerose segnalazioni riguardanti tale fenomeno. Potrebbe venir costituito, previo consenso della Soprintendenza, un gruppo di persone volontarie e motivate che segnalino a dei referenti o al personale della Soprintendenza di rinvenimenti, notizie abusi, ecc. che avvengono sul territorio.


                                                                                                                                                        Mirta Faleschini


Moggio Udinese 1 aprile 2002

 
 
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