Chiostro benedettino - Pro Loco Moggese

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Chiostro benedettino

 
Costruito nel 1119, utilizzando parte delle preesistenze difensive. I monaci negli orti vi coltivavano oltre alle piante alimentari anche piante medicinali, in certi periodi l’abbazia si occupava di 5 ospedali (Resiutta, Chiusa, Aquileia, di San Nicolò della Levata, Moggio), altra attività principale doveva essere la trascrizione di libri e codici. Il Chiostro attuale, dopo il disastroso terremoto del 1511, ricostruito dall’Abate Commendatario Livio Podochataro, Arcivescovo di Nicosia, come appare sulla lapide murata sopra l’arco centrale, lato est, del chiostro stesso. In una colonna, sul lato Sud, è murata una pietra sepolcrale con iscrizione L. ACCI LIBELL. OSSA (indizio che il colle fosse sede di stazione romana.
Dal 1987 è convento di clausura delle suore clarisse sacramentine. È a pianta rettangolare, ad archi leggermente abbassati, 5 sul lato maggiore, 3 sul lato minore. Elegante linda con piastrini a sezione quadrata corre al primo piano a sostenere la copertura in travi e coppi.
COMPLETARE!!!!

LEGGENDA:
Un giorno di tanti anni fa, all’ora dei vesperi, una bella ragazza di Plan di Riu arrivò in piazza a Moggio Alto, di fronte alla berlina, per riempire alla fontana due secchie d’acqua.
In quei giorni tutti dovevano venire ad attingere acqua a Moggio Alto, perché nel rio Lavandaris, a causa delle forti piogge e della piena,scorreva solamente acqua sporca, color marrone.
La ragazza, giunta in piazza, riempì la prima secchia e la posò a terra; stava prendendo l’altra, quando si trovò davanti un frate dell’abbazia, proprio quello che faceva scongiuri e magie.
Il frate le si avvicinò e le disse: - Devi regalarmi uno dei tuoi capelli: voglio tenerlo a ricordo della più bella fanciulla di Moggio Alto.
La ragazza annusò la foglia e gli rispose: - Ora non posso dartelo, perché ho i capelli sporchi, ma appena arrivo a casa me li lavo, così domani pomeriggio, a quest’ora, torno a prender acqua e te ne do uno.
Il frate cadde in trappola, ci credette e promise che l’indomani sarebbe tornato. La giovane, che conosceva la facoltà del frate, andò a casa e, invece di preparare un capello, strappò uno dei fili della corda che serviva per legare la mucca da condurre alla monta.
L’indomani, sempre all’ora dei vesperi, la ragazza si recò alla fontana, come d’accordo col frate. Questi arrivò subito dopo e le chiese il capello. Ella glielo diede, dicendogli: - Ho preso il più grosso fra quelli che ho levato, così non lo perdi.
Il frate, contento, la salutò e senza perder tempo andò nella sua cella a mettere al sicuro il capello. Arrivò perfino tardi ai vesperi.
Alla sera attendeva con ansia di tornare nella cella; finalmente, giunto il momento, iniziò la magia: il capello doveva trasformarsi nella bella ragazza.
Non l’avesse mai fatto! Ad un tratto si senti legare stretto attorno al collo e trascinare fuori dalla cella, fino alla stalla del manzo.
Per fortuna che qui lo slegarono, altrimenti il manzo gliene avrebbe fatte vedere delle belle!
Dopo questa disavventura il frate non volle più avere a che fare con i sortilegi.

 
 
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