Berlina - Pro Loco Moggese

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Berlina

 
Colonna in pietra del 1653 con la scritta supplicio dei malfattori.
È una delle testimonianze del potere giudiziario esercitato dall’abbazia sul vasto feudo di Moggio. Posta all’inizio del viale che porta al convento, serviva per le fustigazioni dei condannati.

 
 
LEGGENDA: Fin dai tempi lontani, quando il reggente era ancora il conte Cacellino, la piazzetta che si trova nelle immediate vicinanze dell’abbazia era il luogo in cui la gente del paese si trovava per discutere delle cose più importanti. In questo posto venivano prese le decisioni più importanti che riguardavano il paese, oppure, quando serviva, venivano pubblicamente svergognati i ladri o i malfattori. Nella piazza vi è una colonna chiamata da sempre “la berline”, alta più o meno due metri e mezzo, a sezione quadrata. Su tre lati di questa colonna vi sono tre anelli di ferro, appositamente creati per legare i malfattori. La domenica la gente che passava da lì per andare alla messa in abbazia poteva guardarli e schernirli, inoltre tutti quelli che passavano avevano l’obbligo di sputare addosso ai condannati. In quel tempo Moggio era un paese di gente onesta e di galantuomini. Ma siccome, da quando il mondo è mondo, ci sono sempre state diversità ed eccezioni per chi avesse avuto la brutta idea di non comportarsi bene vi era “la berline” che si trovava lì come per dire: “ Comportati con onestà, seguendo la morale cristiana”.
Su un lato della colonna vi è una scritta: “ Supplicio di malfattori 1653”. La gente però dice che prima di questa colonna ve ne fosse stata un’altra, completamente uguale a questa. A riguardo di questa prima colonna è stata tramandata una leggenda molto curiosa ed è molto probabile che tutto sia vero.
 
 
Si narra che la prima colonna sia stata gettata in Cjalderate, ove scorre il Lavandaris, fra quei burroni profondi, insieme ad un malfattore che vi era stato legato attorno.
In quel tempo era stato giudicato un trist omenat che proveniva dai paesi slavi, un uomo enorme con una forza tale che non bastavano i 12 armigeri dell’abate per legarlo, sebbene anche questi fossero dai bacons di mostros, con dei muscoli di ferro. Alla fine, quando Dio ha deciso così, sono riusciti ad incatenarlo. Lo avevano legato talmente stretto, per paura che riuscisse a scappare, che non riuscirono più a slegarlo, dopo che il condannato aveva scontato la pena della berlina per passarlo alla prigione a vita. A questo punto allora fu giudicato dai tribunale dei nobili e venne condannato a morte. Venne deciso di gettarlo fra i dirupi della Cialderate. Dove è stato gettato, vi era un burrone alto più di 20 metri e sotto vi erano solo sassi. Il trist omenat fu gettato ancora legato, temendo tutti, nel caso fosse stato slegato, una sua fuga. “Così – pensarono – legato alla colonna, siamo sicuri che morirà”.
Difatti morì – dicono – ancor prima di arrivare alla fine del burrone.
Per questo motivo ora vediamo la nuova colonna, nuova per modo di dire, ma sicuramente più nuova di quella vecchia e vediamo la scritta 1653, ma non è vecchia come quella di prima…dicono…
 
 
 
 
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