Abbazia - Pro Loco Moggese

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Abbazia

 
Abbazia
Situata in posizione strategica con vista sulla via di comunicazione che fin dalla preistoria è il passo che da Caporosso convoglia i traffici verso Sud (Canal del Ferro), luogo eletto fin dall’antichità con insediamenti di carattere difensivo e di controllo della valle e della strada. Del castello esistente prima dell’abbazia vi è una notizia storica relativa alla donazione del castello del 1084, reperti di epoca romana. 1119 monastero che fa riferimento alla Regola Benedettina. Chiesa del 1136 probabilmente era ad una navata. Di questa chiesa si conservano ancora i pavimenti ad una profondità di circa 1,00 metri, da ciò chiesa e chiostro erano allo stesso livello. Gli estesi possedimenti del tempo richiedevano che l’abate oltre alla cura delle anime dovesse prestare attenzione anche all’amministrazione dei territori e alla diplomazia con i signori confinanti.
Costruita nel 1761 per volere dell’ultimo abate commendatario Daniele Delfino. Aula rettangolare a navata singola. Nel presbiterio, pianta rettangolare con volta a vele, organo del XVIII sec., il più grande del Friuli, del Nanchini. Prezioso ornamenti ligneo del Deganutti. Ai lati due grandi dipinti del Rigo del 1893, a sinistra il Conte Cacellino dona il feudo di Moggio al patriarca Federico, a destra San Carlo Borromeo visita l’abbazia di Moggio. Ai fianchi dell’altare barocco le statue di San Gallo e di San Carlo Borromeo.
Nell’Aula 4 altari del 1700 a sinistra 2 altari dedicati alla madonna, uno con statua del 1645 di autore ignoto, l’altro con pala della Madonna del bambino, S.Antonio e S.Nicolò del Buttafuoco. Al centro lampadario in ferro battuto e legno intagliato e rivestito di lamina d’oro, composto da 1500 pezzi smontabili. Ai lati 2 confessionali del 1700 e 2 del 1800, sulle pareti dipinti murali del Rigo. Sul soffitto un dipinto del Tiozzo costituisce un dipinto precedente danneggiato dal terremoto del 1976. Nel corridoio, verso la cappella del Santissimo, grande Cristo crocefisso, in noce dipinto del 1466, un tempo collocato nell’arco trionfale della precedente chiesa gotica, a destra battistero, riportato al suo antico splendore dopo il terremoto del 200?, risalente alla precedente chiesa con affresco raffigurante la parabola delle Vergini.
Danneggiata dai terremoti del 1348, 1389, 1511, dopo varie riparazioni venne demolita nel 1757 per vetustà, sostituita con l’attuale nel 1761, campanile sopraelevato negli anni 1804-1822.

LEGGENDA:
La chioccia e i pulcini d’oro
Una volta una regina stava percorrendo la strada nei pressi del ponte di Moggio, quello vecchio, di legno. Forse si trattava della regina Anna, moglie di Carlo IV, che si era fermata a pranzare a Resiutta mentre si stava recando a Roma ad incontrare suo marito, incoronato imperatore dal Papa l’anno prima, nel 1354.
Quando fu sul ponte, la regina esclamò: - Moggio, sei ricco e non sai di esserlo!
Si riferiva evidentemente al tesoro nascosto nella galleria dei frati, così chiamata dopo che era stata fondata l’abbazia. La galleria, però, esisteva già da prima, dai tempi della costruzione del castello di Cacellino, e serviva per fuggire in caso di assedio, o per motivi di sicurezza.
In questa galleria, dunque, fu nascosto un tesoro: una chioccia e sette pulcini d’oro. Si raccontava che la chioccia fosse stata grossa come un maiale da ingrasso e che i pulcini fossero stati grandi come galline da brodo. E chissà quanti oggetti di valore avranno nascosto i frati nella galleria col passar del tempo! Su questa chioccia, su questi pulcini, sull’esistenza della galleria si è tanto fantasticato, si è tanto congetturato, si è tanto cercato in località Cjalderate, in quelle cavità rupestri pericolose, in quei pozzi tetri, quasi neri, nelle fenditure delle rocce. Sembrava di vedere dappertutto l’ingresso della galleria. E così fruga e piccona, fruga e piccona per trovare qualcosa…
Ma non si è trovato mai nulla!
 
 
 
 
L’ABBAZIA DI SAN GALLO E IL CONVENTO DI CLAUSURA

Già diversi secoli prima di Cristo, lungo il fiume Fella esisteva una “carovaniera” che portava fino alle lontane terre del Norico. A Moggio, lungo questa strada di grandi comunicazioni, era sorto dapprima un avamposto militare di difesa e di avvistamento e successivamente un vero e proprio castello medioevale. Il 9 giugno del 1119, in seguito a una donazione del Conte Cacellino, principe feudale e ricco signore del vasto territorio che andava da Tenzone a Villaco, donazione fatta dal patriarca di aquileia con lo scopo di realizzarvi un monastero, il patriarca Voldarico fa solennemente inaugurare la nuova abbazia di Moggio, sull’esempio di quella ben più grande e importante di S. Gallo in Svizzera. Seguono anni di grande amministrazione temporale, o meglio feudale, fino a una misera decadenza, quando l’abbazia di Moggio, all’asta per bem 33 volte, fu acquistata per appena 44 mila ducati dai conti Mangilli e Leoni, a cui interessava esclusivamente solo il titolo nobiliare di “marchesi”. Seguì un lungo periodo di desolazione e di abbandono totale. In seguito al terremoto del 1976, conseguentemente all’offerta delle suore Clarisse e su esplicito interessamento dell’Arcivescovo di Udine, Mons. Alfredo Battisti, la Soprintendenza alle Belle Arti decise di ristrutturare il malandato complesso abbaziale: un progetto secolare quindi finalmente realizzato con l’arrivo a Moggio delle Clarisse, che hanno dato inizio a un sistema di vita interamente dedicata alla preghiera in povertà e in clausura. L’arrivo delle prime Clarisse avvenne giovedì 20 giugno 1985 e due anni dopo, l’8 dicembre 1987, ci fu la solenne fondazione ufficiale del Monastero di clausura, la così detta “erezione canonica”.

GIORNATA DELLE CLARISSE

Ore 5.25 sveglia
Ore 5.45 celebrazione mattutino-meditazione (circa un’ora, personale, nel luogo preferito)
Ore 7.10 celebrazione lodi-colazione
Ore 7.45 lettura spirituale e studio (personale, nel luogo preferito)-S.Rosario
Ore 9.00 celebrazione grande
Ore 9.15 lavoro e turni di adorazione eucaristica-(per lavoro si intende cucito, ricamo, servizi domestici, cucina, sacrestia, guardaroba, orto, pulizia ambienti, manutenzione e cura del terreno recintato, studio musica e pittura)
Ore 12.00 celebrazione sesta-pranzo-riordino (a turno)
Ore 13.00 tempo libero-tempo di silenzio- (riposo, studio, preghiera, passeggio, ecc)
Ore 15.00 celebrazione di nona
Ore 15.15 lavoro (come al mattino) e turni di adorazione eucaristica- (per le postulanti, novizie, giovani professe: tempo di istruzione e di studio
Ore 17.30 celebrazione vespri-S. Messa-meditazione (circa un’ora, personale, nel luogo preferito)
Ore 19.30 cena-ricreazione comunitaria
Ore 20.45 celebrazione compieta-riposo-(inizio dei turni di adorazione eucaristica notturna
Ore 01.30 celebrazione uffici notturno comunitario al venerdì e alla domenica.


 
 
 
 
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